Alien - Dicembre 1996
Temo sempre più di trovare anche sui muri di casa mia, una svastica disegnata a spray. Sono un cittadino pakistano residente a Roma da 20 anni; il giorno che è passata la legge sull'immigrazione, mi trovavo in tribunale come testimone a un udienza per un incidente d'auto. Sopra di me leggevo la legge è uguale per tutti, ma provavo la sensazione di non fare più parte di quei "tutti". Parole che consideravo sacrosante, intoccabili, da quel momento sembrava non mi appartenessero più. Uguaglianza sociale, diritto di esistere, libertà, giustizia.Prima di andare alla manifestazione di Torino un ragazzo africano mi disse che andare a gridare che l'impronta del piede (proposta dal leghista Boso) l'avrebbe impressa solo sul cemento di Hollywood, o sul di dietro di Boso. Una bella banca dati del piede, e poi? Ma qualcuno si è mai chiesto cosa ne pensano i diretti interessati, noi "stranieri", e quel che abbiamo provato quando è stata fatta questa proposta?
Una questura italiana ha già marcato con numeri le mani di alcuni cittadini di paesi non appartenenti all'Unione Europea. Ma queste cose non furono tacciate di disumanità dopo il processo di Norimberga? Mi sento senza voce. Io, cittadino di un altro paese, vivo in Italia dal '75. Ho visto la prima di Sandokan e tutte le puntate di Heidi. Mi sento di appartenere. Qui ho studiato lavorato, pianto, riso, amato, e amo. Io vivo in questo paese. Ma non ho il diritto di sentirmi pienamente appartenente ad esso, perchè sono pur sempre considerato "ospite", sotto sorveglianza per giunta. Intendiamoci, se la piena cittadinanza è quella che permette di rubare qui per poi andare a vivere, mettiamo il caso, ad Hammamet, preferisco considerarmi ospite. Mi chiedo cosa penserebbe il lettore se per un attimo immaginasse di non avere alcun diritto in un paese contribuisce col proprio sudore a costruire la società? E poi trovarsi in mano, grazie alla nuova legge alla totale discrezionalità che essa lascia alla publica sicurezza, un foglio di via. Dell'Italia ho capito e accettato le cose negative e ho amato le positive e come molti, voglio migliorare anche nel mio piccolo questo paese. Non mi sento più di chiedere, ma di pretendere il diritto di vivere pienamente nella società, di poter dire la mia e di essere riconosciuto come essere umano e non come un sorvegliato, presunto soggetto sociale a rischio, col fagotto sempre pronto.
Mohammad Ali Naqui
Alien - Dicembre 1996