Alien - Aprile 1997
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Lo spettro della speculazione finanziaria minaccia ormai tutti i paesi del mondo
L'Albania è un paese che ha avuto poca fortuna. Giá piu di 50 anni fa fu colonizzato dall'Italia, che penso bene di annettersi un pezzo dei balcani. Albanesi e italiani si sono scontrati per anni sulle montagne. Poi la guerra è finita ed in Albania si è instaurata "la dittatura del proletariato" più fallimentare di tutto il blocco comunista. Il dittatore Enver Hoxa, era però oculato e faceva ben volentieri affari con un partner di tutto rispetto. L'Italia, appunto. Poi Sali Berisha, uno degli uomini più fidati di Hoxa, dice:"abbasso il comunismo, viva il liberismo". Proclama la liberazione del paese ed elimina Hoxa. E l'Italia? Continua ad essere il maggior partner commerciale dell'Albania e dice: "meno male che vi siete liberati dalla dittatura, caro popolo albanese" però mentre lo dice guarda in faccia Berisha ( che guarda caso è uno dei componenti dell'Internazionale Socialista) e non il popolo albanese. E' così arrivano i capitali, arrivano le finanziarie, siamo nel pieno del boom economico dell'Albania. Peccato che mentre c'è il boom economico il popolo albanese continua a vivere con uno stipendio di £ 140.000 e senza nessuna prospettiva di miglioramento.
E' a quel punto che a Berisha balena "un'ideona": incoraggia ad investire i risparmi nelle società piramidali all'8% di interesse mensile, cioè al 100 annuo. Berisha era convito che chi si arricchiva avrebbe votato per lui alle prossime elezioni legislative del maggio scorso. Si sbagliava; per farcela ha dovuto ricorrere a una massiccia frode elettorale sotto il naso dei suoi protettori occidentali che si sono limitati a indirizzargli un amichevole rimprovero.
Le finanziarie falliscono ( la Borsa è un gioco, si sa, a volte si vince e a volte si perde...) e i soldi scompaiono. La gente ha perso tutto quello che aveva.
Incominciano le prime proteste; il governo, sentendosi minacciato, vorrebbe risarcire almeno in parte i danni prodotti, ma interviene l' FMI : " Se ci provate vi tagliamo i fondi . Un fatto del genere può accadere ovunque e in qualunque momento, perciò non potete creare un precedente. Qui si tratta di pochi soldi, siete un paese povero, ma che faremmo se dovesse succedere lo stesso in Germania?".
Scoppia la rivolta popolare. Non è guerra civile, la gente è unita e vuole soltanto giustizia, e la ribellione si propaga a molte città. Le potenze economiche, per voce dei governi dei paesi confinanti, incominciano a prospettare un intervento armato internazionale per risolvere la crisi e dare un messaggio a tutti i popoli del mondo: non riprovateci, contro di noi non si scherza.
I paesi occidentali poi rimproverano a Berisha la mancanza di un sistema giudiziario indipendente in grado di punire le prime truffe. Ma nessuno fa cenno alla mancanza di qualsiasi politica sociale. Anzi in questo momento in almeno tre paesi dell'Est, Romania, Bulgaria e Russia , le istituzioni monetarie internazionali impongono un'ulteriore terapia di shock che si tradurrà, secondo le loro stesse previsioni, in un abbassamento del tenore di vita della gente. (Ma al fondo monetario internazionale che cosa gliene frega di come vive la gente?).
Quindi neanche in Albania si tiene conto della soglia di povertà già straordinariamente alta, nè della necessità di qualche rete di protezione sociale che eviti che la gente sprofondi nella disperazione.
Lo spettacolo degli imprenditori italiani che scappano in elicottero dal paradiso albanese non sembra aver insegnato nulla ai teorici del mercato globale. Preferiscono spiegare la rivolta con l'influenza della mafia o del narcotraffico piuttosto che rendersi conto di quanto, a forza di allargare il fossato dell'ingiustizia sociale, le condizioni di vita della gente diventino sempre più precarie. Inevitabilmente si arriva alla protesta puntualmente repressa dalla polizia, sempre al servizio degli interessi "forti" legati al mercato.
E preferiscono additare il povero come un delinquente. Ma è il povero un delinquente, o il sistema finanziario internazionale che vive sulla pelle della maggior parte della gente??
Quanto accaduto in Albania rappresenta il primo esempio al mondo di crollo economico causato direttamente ed esplicitamente dalla manovre speculative delle società finanziarie.
Anche l'Italia potrebbe, in un futuro non troppo lontano, trovarsi nella stessa situazione critica.
Tutti i governi più recenti, che portano la firma di economisti fedeli alla politica dell'FMI (Ciampi, Dini, Prodi), hanno proceduto in una stessa direzione: tagli allo stato sociale e trasferimento progressivo di ogni forma di previdenza dallo Stato a finanziarie, banche, assicurazioni.
I cittadini, ogni giorno più indifesi, vengono indotti a destinare i propri risparmi a Fondi Pensione, Fondi d'Investimento, assicurazioni sanitarie, ecc., pur sapendo quanto incontrollabili siano i disegni della speculazione finanziaria e quale sia, pertanto, il rischio a cui si va incontro.
Con cinismo il governo italiano, in risposta alla crisi albanese, conduce trattative diplomatiche perché la legittima rivolta popolare si plachi attraverso la realizzazione di nuove elezioni; Berisha viene indicato ora come il solo responsabile della gigantesca truffa perpetrata ai danni della popolazione.
Si vuole ridurre a problema di politica locale un delitto che, invece, ha come mandante il capitale finanziario internazionale e come complici i conniventi governi di tutta Europa, impegnati a consegnare, a loro volta, i propri paesi nelle mani delle stesse forze economiche.
Nessuno propone di restituire i soldi rubati alla gente, nessuno mette in discussione il modello economico neoliberista che ha generato il disastro, nessuno riflette sul pericolo che fatti di questo genere si ripetano in altri paesi. La vera natura di quanto è accaduto rimane nascosta da un velo di unanime omertà.
E intanto l'Italia, a forza di finanziarie e di privatizzazioni, si avvia a seguire le orme dell'Albania.
Alien - Aprile 1997