Alien - Aprile 1997


IL DRAMMA DELL' ALGERIA

L' Algeria è una delle ingiustizie della nostra epoca.

L' Algeria è un paese di bontà, ma purtroppo continua a vivere una situazione drammatica, che risale alla conquista dei militari francesi. Era appunto il 1830 quando i colonialisti francesi attuarono l'invasione bruciando case, coltivazioni e massacrando migliaia di intere famiglie. Questo ha portato a una grande mobilitazione generale guidata dall' Emiro Abdelkader che ha cominciato ha organizzare le truppe militari per contrastare i colonialisti.

Il 1 novembre del 1954 ha inizio il Jihad (guerra santa), che in nome di Allah i rivoluzionari invitavano la gente all'insurrezione prendendo una decisione estrema. vittoria o martirio. Il vocabolario socio-politico tradizionale dell'Islam, comeâ stato trasmesso dalle confraternite e dai sapienti, traduce gli ideali di giustizia e di equità in categorie precoloniali. Invece i sacerdoti dell'Islam urbano, i responsabili dell'associazione degli Ulama, fondata nel 1931 dallo sceicco Ben Badis, esprimeva il punto più alto della preoccupazione per l'islamizzazione dei costumi e dei comportamenti. Questa diffidenza era in linea con i sentimenti ispirati a Ben Badis dal movimento indipendentista, fortemente impregnato di socialismo, che era stato incarnato a partire dagli anni venti da Messali Hadj, attraverso la stella nord-africana, il partito popolare algerino, poi attraverso l'MTLD (mouvement pour le triomphe des libertes democratiques). Gli Ulama avevano creato un modo di pensare e un sistema di insegnamento che tenevano conto della dominazione politica coloniale. Ben Badis e i suoi seguaci avevano concepito la loro predicazione e la loro volontà di riforma in maniera autonoma rispetto al fatto compiuto della colonizzazione francese. Nel 1956 salì sulla scena l'FLN (Fronte di liberazione nazionale) e nel 1962 arrivò finalmente la vittoria evidente dopo una oscurità totale. In seguito a ciò i capi dei wilayat del centro del paese e i capi della regione dei Monti Aurâ furono soppiantati dagli uomini dell' "Armata delle frontiere", la quale era rimasta in Tunisia e nel Marocco fino al 1962. A capo dell'Armata c'era il colonnello Boumediene, che rovesciò con un colpo di stato il primo presidente Ahmed Ben Bella, nel luglio 1965. Imponendo la dittatura del partito unico, i leader algerini eliminarono anche tutti coloro che, impegnandosi nell'insurrezione, erano portatori ideali a carattere più democratico: da Mohamed Boudiaf a Hocine Ait Ahmed e Mohamed Harbi, imprigionati o esiliati. Inoltre, Boumediene aiutò un gruppo etnico circoscritto, quello delle famiglie arabe dell'Est, a impadronirsi del paese, a scapito dei berberofoni e dei francesizzati oltre che dei combattenti originari del centro e dell'Ovest. In questo modo, la convinzione che la "rivoluzione del 1954" e i "principi di novembre" erano stati sottratti, deviati o addirittura traditi, si perpetuò per tutta la storia dell'Algeria indipendente. A partire dal 1979 arriva alla guida del paese un altro militare che non fa niente di speciale per il cambiamento del paese. La volontà di cambiamento esplode nelle giornate di ottobre con un insurrezione popolare. Dopo di che per la prima volta venne introdotto il multipartitismo che portò alla luce il profondo malessere sociale da cui la consapevolezza del fallimento del socialismo. Sul piano sociale l'FLN sfruttò una strategia già avviata dalle associazioni islamiche di base che l'avevano preceduto grazie ad un eccezionale lavoro caritativo. Infatti esso seppe prendersi carico, per un certo periodo, di buona parte degli innumerevoli problemi di vita quotidiana che assillavano gli algerini, ovviando alle carenze dello stato sostituendosi ad esso e riorganizzando la società intorno alle moschee che dispensavano beni e servizi. Infine, questo radicamento sociale si tradusse politicamente nello sconvolgimento generale causato dal partito del fronte islamico di salvezza (FIS) conquistando la maggioranza nelle elezioni municipale del giugno 1990. Questo successo si confermò al primo turno delle elezioni legislative nel dicembre del 1991. Il mese seguente viene attuato un colpo di stato (interrompendo le elezioni) da parte dell'esercito militare destituendo il presidente Chadli Bendjadid sostituendolo con Mohamed Boudiaf, che viveva in esilio in Marocco. Dopo sei mesi al potere viene ucciso da una sua guardia del corpo. La tirannia militare a fatto arrivare il paese ad un blocco totale. Non vogliono nemmeno riconoscere gli errori per cui si è arrivati a questa situazione, non vogliono nessun dialogo con i partiti che hanno vinto le elezioni. Oggi il popolo algerino continua a viversi i segni drammatici di questi ultimi accadimenti, questi hanno acceso un fuoco che nessuno sa come e quando si spegnerà. Proprio in ultimi questi giorni tre generali dell'esercito militare algerino sono fuggiti ed hanno chiesto asilo politico dichiarando che la situazioneâ è insostenibile e questo governo non accetta una soluzione politica basata sul dialogo.

Karim


Alien - Aprile 1997