Alien - Aprile 1997


Commissione Ideologica del Movimento Umanista - Spagna, 28 febbraio 1997

LE ONG: UMANESIMO E UMANITARISMO

Le ONG stanno avendo sempre più spazio sui mezzi di comunicazione e destano attenzione e simpatie crescenti nella popolazione, che vede o si aspetta da queste un comportamento diverso da quello che hanno le istituzioni ufficiali o tradizionali.

In realtà le ONG esistono da tempo, ma hanno avuto particolare rilevanza negli ultimi anni con la fame e le guerre in Africa o nell'ex-Yugoslavia, per fare due esempi tra i molti.

Per definizione sono organizzazioni non governative (e si suppone anche al margine di altri poteri) che cercano di promuovere l'aiuto concreto ed efficace là dove arrivano i loro mezzi e le loro capacità.

Il Documento Umanista nel suo quarto capitolo ("Dall'umanesimo ingenuo all'umanesimo cosciente) dice quanto segue: "Di fronte alla sofferenza umana, sorgono da varie parti inviti all'azione disinteressata a favore di coloro che sono emarginati o discriminati. Associazioni, gruppi di volontariato e consistenti fasce della popolazione si mobilitano, in certe occasioni, per dare un contributo positivo. Senza dubbio, la denuncia di questi problemi costituisce uno degli apporti di tali gruppi. Tuttavia, essi non impostano la loro azione nei termini di una trasformazione delle strutture che danno origine ai mali che denunciano. Tale atteggiamento rientra nell'Umanitarismo più che nell'Umanesimo cosciente. In esso, comunque, si trovano già denunce e azioni concrete che possono essere approfondite e ampliate."

Sono evidenti tanto i punti in comune quanto le differenze tra l'Umanesimo e l'Umanitarismo, che è il campo nel quale si inquadra l'azione delle ONG. E poiché sono in aumento la crisi e la tragedia sociale in tutto il pianeta, ed aumenta l'interesse per le ONG e per l'Umanitarismo, è interessante riflettere su questo fenomeno.

L'interesse della popolazione per questo tipo di organizzazioni è senza dubbio da interpretare come una nuova sensibilità che rifiuta la sofferenza in altri esseri umani e che vede la necessità di "fare qualcosa" per cambiare le cose. Ci si aspetta da loro "un'efficacia" che non si osserva nei meccanismi politici attuali.

In effetti, se negli anni Ô60 e Ô70 la gente credeva nella possibilità di un cambiamento globale, il pessimismo degli anni Ô80 e il crollo del blocco socialista hanno fatto crescere in molti la sensazione che sia inutile cercare di cambiare tutto e che siano preferibili i miglioramenti "concreti ed efficaci", sebbene minuscoli e limitati. Questa tendenza, in realtà, non solo si vede nel tipo di militanza o di partecipazione sociale, ma coincide con un processo più ampio nel quale tutto si destruttura, si frammenta, si specializza. Questo influenza l'arte, l'ideologia, le credenze, le famiglie, le relazioni, ecc.

Per questo ci troviamo con vecchi militanti che ora rinunciano ad ogni progetto o semplice proposta di cambiamento globale, che tacciano di impossibile.

Curiosamente l'ideologia dominante, il pragmatismo dei neo-liberali, alimenta questa visione del mondo, nella quale importano l'efficacia e i risultati concreti e si disprezza ogni tentativo di riflessione più ampio. Per loro i governi sono di troppo, perché hanno già dimostrato che non sono efficaci (per i loro fini, ovviamente). Sono molte le grandi imprese che patrocinano progetti umanitari, forse per ottenere la simpatia dei clienti o forse anche perché nel loro progetto di società tutto deve essere privatizzato: la sanità, l'educazione, e perché no, la solidarietà. Quindi logicamente appoggeranno quei progetti che non denuncino né disturbino troppo, e che, ovviamente, non mettano in discussione il modello stabilito. E quando parlano di "privatizzare" in realtà vogliono dire "accumulare nelle loro mani". Nel loro modello di società le ONG dovrebbero ammortizzare "il prezzo necessario per il progresso", che consiste in ampie sacche di povertà e di emarginazione, potenziali focolai di violenza. E premieranno socialmente quei volontari... rompendo con ciò lo spirito del volontariato che consiste proprio nel gusto del dare disinteressato. Di fatto nei paesi più sviluppati la partecipazione a certe attività volontarie è valutata per il fatto di lavorare nelle multinazionali.

Disgraziatamente molte ONG stanno accettando questo modello e non mettono assolutamente in discussione le cause ultime delle disgrazie che dicono di combattere. In realtà l'unica attività che fanno fare alla gente è quella di portare denaro (altra nuova curiosa coincidenza con lo schema neo-liberale, in cui l'unico valore è il denaro). Con l'aiuto delle banche che mettono a disposizione i loro conti correnti, queste organizzazioni "gestiscono con efficacia" questi fondi a volte succulenti, per riparare ai danni che queste stesse multinazionali e banche stanno creando al terzo mondo (e al secondo e al primo...). Senza entrare nella discussione della reale distribuzione di quegli aiuti, è curioso osservare come gente di buona volontà, ma di corta visione, partecipi a questo schema tanto contraddittorio: credono veramente che la donazione economica sia l'unica cosa che possa aiutare tutti quegli sfortunati, come la pubblicità di quelle ONG vuole farci credere. Ovviamente quella pubblicità appare nei mezzi di comunicazione di proprietà di quei gruppi economici o politici descritti sopra. Così cercano di mettere in salvo il loro schema politico-economico e di canalizzare a loro piacere la buona volontà della popolazione.

Così si alimenta un tipo di partecipazione fredda e intermediata invece di invitare alle trasformazioni a partire dall'ambiente immediato di ognuno. Specie quando in generale i fondi vengono raccolti nel primo mondo per luoghi distanti del terzo, quando la crisi tocca già settori di tutti i paesi. Non viene potenziata la comunicazione diretta ma un neo-paternalismo, non solo di tipo religioso (opere di carità, missioni, ecc.) ma anche senza ideologia.

Parte della simpatia per le ONG viene dalla loro presunta indipendenza dalle istituzioni tradizionali e dallo stato. Nella pratica non sempre è così. Spesso nascondono di essere direttamente legate a gruppi religiosi o politici e hanno bisogno dei fondi statali per le loro attività. Niente da obiettare, salvo il fatto che dovrebbero dire la verità alle popolazioni. O hanno qualcosa da nascondere? Sarà che il loro messaggio non è credibile e hanno bisogno di mascherarsi? Il fatto è che alcuni di questi gruppi hanno creato le loro ONG per inserirle nel mercato della cooperazione internazionale e ottenere, di conseguenza, finanziamenti illegali per le loro attività.

Tuttavia, e nonostante gli inconvenienti che si presentano, l'incremento del numero di persone che si attivano in compiti di volontariato indica chiaramente che la popolazione rifiuta la sofferenza umana e intuisce la necessità di cambiare globalmente la direzione di questo sistema inumano. D'altra parte l'esperienza vitale dei volontari li spinge a un dilemma senza vie di mezzo:

á Possono accettare lo stabilito e finire per convertirsi in una specie di funzionari impiegati dal sistema per spazzare via gli scarti e fare da palliativo per i disastri che esso stesso genera. In questo caso il non-senso vince la battaglia e la loro esperienza sarebbe come quella di tanti vecchi militanti che si sono "bruciati" per non aver vissuto con coerenza la causa alla quale hanno dedicato le loro azioni migliori.

á Oppure possono denunciare la radice dei conflitti ai quali prestano attenzione e trovare in se stessi e in altri la forza per cambiare la direzione degli avvenimenti. Quella Forza, che viene emanata dal profondo del cuore umano, supera i limiti del conforto fraterno e alimenta la costruzione di un mondo nuovo a misura dell'essere umano. La loro esperienza, quindi, dà un senso forte e allegro che cresce con la coerenza. E quella coerenza si applica dall'ambiente più immediato fino a dove arriva l'influenza di ognuno. E' quella fiamma creatrice, che si alimenta con l'azione umile e solidale di milioni di volontari in tutto il mondo, quella che dà significato alla mondializzazione di cui altri parlano.

Commissione Ideologica del Movimento Umanista
28 febbraio 1997


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