Alien - Maggio 1997


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Diritti umani: interessi dei più forti o aspirazioni da realizzare?

Qual è oggi la condizione dei diritti umani nel Mondo? Si ritrovano nella realtà i principi contenuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 e in altri Trattati internazionali? Cosa fanno gli Stati per rispettare tali principi? E l'Organizzazione delle Nazioni Unite?

Ad esempio: dai lavori recentemente svoltisi a Ginevra nella sessione annuale della commissione dell'O.N.U. per i diritti umani, si ha una conferma, quasi attesa, che i diritti umani sono sempre più un concetto molto variabile: essi vengono valutati diversamente, assecondando le esigenze politiche e commerciali internazionali e in base alle potenzialità di mercato dei vari Stati. Per un paese in fase di espansione economica, con un enorme mercato potenziale per gli investitori stranieri, una risoluzione di condanna per violazione dei diritti umani non viene nemmeno proposta, anche se vi sono motivi fondati per emetterla.

Quindi i diritti umani non hanno l'universalità che sarebbe desiderabile, perché non dipendono dal potere universale dell'essere umano, ma dal potere di una parte, quella più forte che occupa i posti di potere, sull'insieme delle altre parti. I diritti umani dipendono dagli interessi degli Stati più forti e dagli interessi degli organismi economici più forti.

La Dichiarazioni sottoscritta dagli Stati membri si basa sulla concezione dell'uguaglianza e dell'universalità dei diritti umani. Non si ritrovano nello spirito né negli enunciati della dichiarazione condizioni come: "... tali diritti saranno rispettati solo nel caso in cui non influenzino le variabili macroeconomiche..."

Quindi si potrebbe riformulare la domanda nel modo seguente: qual è il gioco ipocrita dei governi nel manipolare i diritti umani?

Considerata la forma in cui si sta proponendo il Nuovo Ordine mondiale e in ragione dell'interdipendenza economica, in tutti i paesi (ricchi o poveri), il capitale attenterà alla concezione universale ed egualitaria dei diritti umani. Non è giustificabile spiegare questo con il fatto che, poiché l'economia è la base dello sviluppo sociale, bisogna dedicare ogni sforzo alle variabili economiche, affinché, ottenuto il benessere, ci si possa dedicare ai diritti umani. In una società sana, tutti sanno chiaramente cosa siano i condizionamenti economici e l'importanza della loro corretta soluzione in funzione della vita umana.

Vista la crescente globalizzazione, le migrazioni sempre più grandi di persone da un capo all'altro del pianeta, il riconoscimento delle diverse culture, un'altra domanda che può essere posta è questa: può esistere una concezione globale dell'essere umano che tenga conto delle differenze culturali, che non ambisca ad una ingiustificata validità universale, generalizzando la visione occidentale dell'uomo? Nel caso ad esempio della famiglia, su quali ragioni può basarsi l'eccellenza della famiglia monogamica di alcune culture su quella poligamica o poliandrica di altre? Si può continuare a parlare di un diritto universalmente applicabile alla famiglia?

Sostenere come valido per tutta l'umanità il punto di vista della propria cultura conduce a situazioni grottesche: nei paesi occidentali dove vige la pena di morte, si vede come attentato ai diritti umani l'amputazione legale della mano del ladro, praticata in alcuni paesi arabi, mentre si discute accademicamente se sia più umano il gas cianidrico, la scarica da 2000 volts, l'iniezione o che altro.

E' in gioco la concezione globale dell'essere umano. La necessità di tale concezione è evidente perché né il diritto in generale né i diritti umani in particolare potranno prevalere se non vengono chiariti nel loro significato più profondo.

O si tratta di diritti che per essere vigenti dipendono dal potere stabilito, o si tratta di diritti come aspirazioni da realizzare. Se le più elementari rivendicazioni sulla libertà di disporre del proprio corpo sono calpestate a tutte le latitudini, possiamo solo parlare di aspirazioni che dovranno convertirsi in diritti. I diritti umani non appartengono al passato, sono nel futuro, risucchiano l'intenzionalità, alimentando una lotta che si ravviva in ogni nuova violazione del destino dell'uomo. Per questo ogni rivendicazione a loro favore ha senso perché mostra ai poteri attuali che non sono onnipotenti e che non possono controllare il futuro.

Questi diritti oggi sono considerati come semplici aspirazioni e non possono essere pienamente vigenti, dati i poteri stabiliti. La lotta per la piena affermazione dei diritti umani conduce, necessariamente, alla messa in discussione dei poteri attuali, orientando l'azione verso la sostituzione di questi da parte dei poteri di una nuova società umana.

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Alien - Maggio 1997