Alien - Maggio 1997


TRAGEDIA NEL CANALE DI SICILIA

Indagine di Zubi Ullah padre di una delle 289 vittime.

Sono i primi giorni di Dicembre, l'ennesima nave salpa da Alessandria d'Egitto carica di cittadini pakistani, cingalesi e indiani direzione nord, verso il continente europeo, nel quale sembra che la preoccupazione centrale sia la costruzione di una grande Europa-Economica, e cioè concentrare ancora più ricchezza. Per questo è ormai da tempo un miraggio per almeno 4 miliardi di persone (circa l'80% della popolazione mondiale) che vivono sotto la soglia di povertà, molti dei quali muoiono addirittura perché non hanno nemmeno una manciata di riso. Il colonialismo prima ed il neoliberismo poi ci insegnano che non si può creare tanta ricchezza senza che una regione "abusi" di un altra. In che situazione economica si troverebbero l'Inghilterra e la Francia se non avessero "abusato" di grandi regioni come l'Asia, l’Africa e le Americhe? I colonialisti usavano le armi come metodo per ottenere le loro richieste, i liberisti fanno ancora di più, usano il ricatto (ma con l'arma sempre pronta per ogni evenienza). Sicuramente questo tema meriterebbe un approfondimento ulteriore, ma l' interesse era solo quello di dare un contesto ai motivi per i quali milioni di persone si aggrappano a qualsiasi possibilità pur di realizzare il "sogno europeo". E’ in questo contesto che bisogna introdurre le tante tragedie avvenute, (qualche anno fa sono state tante le morti dei "boat-people", l’ultima quella della morte di decine di albanesi nel canale di Otranto tanto per citarne qualcuna) e più specificamente quella avvenuta nel canale di Sicilia il 25 dicembre scorso.

IOAHAN, questo è il nome della nave sulla quale c'erano oltre 400 persone. Di questa nave poco si è detto e niente si è fatto. Si è parlato poco dell'incidente nel quale sono rimaste coinvolte più di 300 persone, 289 delle quali sono morte, non è stato fatto niente per recuperare i corpi e trovare i responsabili. Zubi Ullah, padre di Syed Habibur Rehman, una delle vittime, ci racconta dettagliatamente l'indagine da lui avviata su questa tragedia.

- D. Che cosa sta facendo per fare chiarezza su questa triste vicenda?

- R. Prima di tutto voglio dire che dopo l'incidente ho formato in Pakistan un comitato di genitori delle vittime e che in oltre, a nome di questo, sono a Roma come delegato del Governo Pakistano affinché sia fatta giustizia. Zubi Ullah si occupa di politica da anni. Qui ha avuto un forte appoggio dall'associazione lavoratori pakistani e dal suo presidente, Mohammed Shabir, il quale in più di una occasione ha incontrato alcuni deputati e senatori del Governo Italiano.

- Z." Voglio che si metta tutto per iscritto quello che andrò a dire perché tutti devono sapere. Ho passato qualche settimana in Grecia dove ho iniziato la mia indagine: lì c`è la base di una organizzazione internazionale che coinvolge criminali, politici e polizia di frontiera, e agenzie di lavoro private. Quel maledetto 25 dicembre erano 416 le persone che si trovavano a bordo della "Ioahan", con la quale arrivarono nel Canale di Sicilia, dove era previsto che una parte di loro venisse trasferita su un'altra imbarcazione più piccola che li avrebbe portati in Italia. Ed infatti 308 persone vennero caricate su un'altra nave (la maggior parte di loro era nella stiva); ad un certo punto arrivò una terza nave inattesa che si scontrò con quella carica di "sfortunati". 29 sono i superstiti, 289 i morti, tra i quali anche mio figlio. Si dice che l'incidente sia stato provocato per un regolamento di conti o qualcosa del genere da parte di alcuni maledetti criminali che fanno parte dell'organizzazione che ho scoperto in Grecia." Quel 25 dicembre, nel giorno in cui la ricca Europa fa grandi feste, in Pakistan e non solo si piangeva di un profondo dolore. Zubi, un uomo di mezza età, barba da saggio, nonostante stia parlando della morte di suo figlio è di una lucidità sorprendente. Prende carta e penna, e disegna uno schema: " L`organizzazione è composta in questo modo: in Grecia c’è la base, formata da otto responsabili, 2 greci e 6 pakistani (questo è il risultato dalla mia indagine). I primi due, Mannoli e Pathro, sono stati arrestati due anni fa, gli altri, Fiyazullah, Ghulamnabi Batti, Sarwar, Ashraf-Yorgo, Raja Zafer, Hakeem Ichan sono ricercati. Questi hanno costituito un associazione di copertura dal nome: "Pakistan And Greece Friendship Association". Essi sono in contatto con altri complici che sono dislocati in Spagna, Ucraina, India, Sri Lanka, Italia, Bangladesh, Malta, Cipro, Egitto e altri. In Grecia, alcune agenzie di lavoro richiedono ed ottengono legalmente dei permessi dalle ambasciate dei Paesi da cui partiranno le persone con il sogno europeo, ognuno dei quali era già da tempo in lista sui libri dell'organizzazione incriminata. Pretesto l'offerta di lavoro in Grecia, lavoro che nessuna di questa gente svolgerà mai, perché ognuno di loro verrà in seguito trasferito verso altri Paesi d'Europa. L'organizzazione criminale è anche d'accordo con la polizia di frontiera del Paese d'origine dell'ambasciata per ottenere più facilmente i permessi. Una volta giunti alle agenzie, quindi, dopo aver affrontato il primo viaggio e pagato milioni di lire, le vittime entrano nelle mani dei trafficanti che le depositano in appartamenti di loro proprietà, facendoli dormire su un materasso per terra e nutrendoli con pane e acqua. A questo punto viene organizzato il viaggio verso la destinazione finale (o quasi?). La "Ioahan"(di proprietà dell'organizzazione), è partita da Alessandria d'Egitto con un primo carico, per poi passare dalla Grecia e da Malta, dove ad attenderla c'erano altre persone, con destinazione Italia.

- D. Fino a che punto l'Italia è complice o ignara partecipe di questa vicenda?

- R. Non so’ ancora fino a che punto sia coinvolta, ma dall'inchiesta fatta in Grecia so’ per certo che ci sono dei complici. Per certo ho scoperto, dati alla mano, che frutto di questo traffico illegale negli ultimi tre anni sono arrivate in Italia 18.000 persone. Chiedo alle organizzazioni per la difesa dei diritti umani che sollecitino l'apertura di un’inchiesta nel vostro Paese, in parallelo con quella già in pieno svolgimento in Grecia. Obiettivi primari :localizzare il punto esatto dove è avvenuta la collisione e recuperare i corpi delle vittime . Se il governo italiano non reagisce, manifesteremo ed inoltre mi rivolgerò al tribunale mondiale. Io non mi fermerò fino a che giustizia non sarà fatta. La morte è un prezzo troppo caro per chi lascia il proprio paese, i propri amici, i propri affetti con il sogno di una vita più umana. Il mio cuore piange.

Franco Colella


Alien - Maggio 1997