dossier Corelli



Le leggi sull'immigrazione a livello europeo

Non mancano gli strumenti legislativi che difendono i diritti dei migranti, anzi, le varie convenzioni e dichiarazioni universali parlano fin troppo chiaro e ad esse tutti gli stati hanno aderito. Esistono anche organismi internazionali sovrastatali che dovrebbero sorvegliare sull'applicazione delle convenzioni sui diritti umani, ma la loro forte politicizzazione e asservimento a logiche di potere, li rende praticamente inutili.(2)
Di fronte a quanto sancito dalle leggi sull'immigrazione apparse in Europa in questi ultimi anni, viene da chiedersi quanta ipocrisia ci sia nell'adesione ai trattati internazionali e quanta volontà di discriminare gli stranieri sia invece presente nelle leggi istituite all'interno dei vari paesi.
Non entriamo nel dettaglio legislativo dei singoli paesi, che richiederebbe una trattazione lunga e complessa, sebbene poche siano le differenze tra i vari stati.
Vogliamo invece segnalare i risultati derivati dall'applicazione di queste leggi discriminatorie, cominciando con un numero agghiacciante: 1021 morti.
Dal 1993 al 1998 sono infatti 1021 le morti documentate(3) causate direttamente o indirettamente dall'applicazione delle leggi razziali degli stati europei: a volte accidentalmente, durante i tentativi di attraversare le frontiere, altre volte intenzionalmente, per le violenze della polizia, in particolare durante la deportazione nei loro paesi originari, o per carenza di adeguata assistenza sanitaria nei centri di detenzione, oppure suicidi per il rifiuto della domanda di asilo.
Si tratta, come detto, "solo" delle morti che è stato possibile documentare e ci chiediamo quante siano in realtà, e quanta violenza venga attuata in tutte le sue forme dagli stati europei nei confronti degli immigrati extracomunitari.
Se approfondiamo l'analisi della legislazione e dei regolamenti in atto, troviamo poi dei punti in comune presenti in quasi tutti gli stati europei, che ne evidenziano gli intenti discriminatori.

- TRATTAMENTO ALLA FRONTIERA
E' alla frontiera che succedono gli episodi più gravi, agevolati da un clima di tensione che le stesse forze di polizia contribuiscono a creare; l'intenzione evidente è di respingere quanti più ingressi possibile, senza offrire agli immigrati nessuna informazione sui loro diritti e sulle modalità di richiesta di asilo politico.
Inoltre spesso la polizia frontaliera ha poteri di espulsione immediata, liquidando in maniera sbrigativa anche chi avrebbe pieno diritto ad essere accolto e che invece non può neanche usufruire di una minima assistenza legale.

- DIFFICOLTÀ NELL'OTTENIMENTO DELL'ASILO
L'asilo politico dovrebbe essere lo strumento principale di garanzia per molti immigrati, in realtà è diventato una chimera, circondata da leggende di enormi difficoltà burocratiche e tempi lunghissimi; la legislazione in merito è spesso contorta e poco chiara, favorendo interpretazioni "liquidatorie".
In molti stati vige l'assurda restrizione per la quale lo straniero deve restare in un centro di detenzione mentre attende la valutazione della richiesta di asilo.

- CENTRI DI DETENZIONE TEMPORANEA, I NUOVI LAGER
Questa creatura della fantasia discriminatoria di vari governi introduce un concetto molto pericoloso, ovvero che uno dei diritti fondamentali della persona, la libertà, possa essere limitato in conseguenza di un provvedimento amministrativo (quindi non di un reato).
La clandestinità viene di conseguenza associata alla criminalità anche nel trattamento restrittivo, che spesso ha anche caratteristiche di ulteriore discriminazione, in confronto a reati reali ben più gravi.
Nell'ottica perversa di chi li ha istituiti, non è da escludere poi che questi centri servano come esempio di risposta alle richieste di ordine e sicurezza che i mezzi di comunicazione montano attraverso campagne di "informazione" mirate.

- NESSUNA POLITICA DI REALE ACCOGLIENZA
E' quasi grottesco osservare come siano previsti, nei nuovi ordinamenti giuridici sull'immigrazione, sia i centri di accoglienza che i centri di detenzione, ma solo i secondi vengono realizzati, mentre i primi restano sulla carta. La differenza negli investimenti testimonia una chiara volontà di rifiuto e non certo di accoglienza.(4)
Vengono quindi a mancare quegli strumenti che permetterebbero agli immigrati di inserirsi nell'ambito sociale e lavorativo.

- CONTROLLO DEL TERRITORIO
Alcuni stati hanno introdotto misure particolarmente severe per rendere impossibile la clandestinità, andando a colpire i servizi sociali come l'assistenza sanitaria, che invece andrebbero assicurati a tutti. La tipica approssimazione per ecc.esso di questo genere di provvedimenti finisce per colpire anche chi si trova perfettamente in regola.
Un altro metodo utilizzato è l'attribuire poteri straordinari alle forze di pubblica sicurezza, che vanno ben al di là delle loro competenze. Questa libertà di azione contribuisce anche al verificarsi di numerosi episodi di ingiustificata violenza nei confronti degli stranieri.

- ESPULSIONI IMMEDIATE
La fretta è la caratteristica comune presente in quasi tutti i trattamenti degli immigrati irregolari.
La giustificazione addotta è solitamente l'urgenza di provvedere ad una situazione di grave squilibrio o disordine pubblico. Si tratta di una scusa molto poco credibile, in base anche ai dati sui flussi migratori e sul loro impatto sociale. Piuttosto, verrebbe da sospettare che la fretta sia sintomo della volontà di nascondere le violazioni dei diritti umani che vengono perpetrate nei confronti degli stranieri.
Possiamo renderci conto di questo aspetto verificando come quasi tutti gli stati prevedano espulsioni immediate per reati anche futili commessi dagli stranieri (anche regolari), che si trovano così a vivere con la continua paura di essere espulsi, consapevoli anche del fatto che ciò potrebbe succedere in maniera molto sbrigativa, negando loro ogni possibilità di difesa legale.

- ACCORDI CON I PAESI DI ORIGINE
A completare l'opera concorrono gli accordi stipulati con i paesi di origine degli immigrati, per far sì che accettino senza protestare i rimpatri, in cambio di aiuti economici, il più delle volte mirati a potenziare le forze di controllo invece che a migliorare la reale situazione della popolazione locale.

 

A conferma di quanto esposto finora, tracciamo una breve panoramica della situazione in alcuni stati europei, riportando episodi che anche nella loro sinteticità contribuiscono alla comprensione della situazione stessa.

Francia - La stampa imbavagliata
Cominciamo il nostro breve giro europeo dai nostri vicini d'oltralpe, con i quali condividiamo una legislazione sull'immigrazione molto simile in vari aspetti.
E' interessante notare come proprio in Francia siano maggiormente segnalati i casi di violenza contro i giornalisti che si siano in qualche modo impegnati nel documentare le ingiustizie perpetrate nei confronti degli stranieri. Sembra che questo irrigidimento nei confronti della stampa sia cominciato dall'estate 1997, quando ebbe vasta risonanza l'occupazione della chiesa di S.Bernard da parte di alcuni "sans-papiers". Come conseguenza le autorità da allora impediscono a giornalisti e fotografi di documentare i vari episodi legati a manifestazioni, deportazioni, incidenti nei centri di detenzione o negli aeroporti e sono numerosi i casi(5) in cui i giornalisti stessi sono stati trattati brutalmente, arrestati, trattenuti e interrogati per ore. Le macchine fotografiche vengono sistematicamente sequestrate, con la scusa di "motivi di sicurezza".
Se questo è il trattamento riservato ai giornalisti francesi che cercano di documentare quel che succede agli immigrati, possiamo immaginare come vengono trattati gli immigrati stessi.

Paesi Bassi - La fine dei servizi sociali
L'Olanda è stato uno dei primi paesi a introdurre i centri di detenzione e anche ora resta all'avanguardia nell'introduzione di misure discriminatorie.
Nel 98 é stato infatti varato un decreto per colpire gli immigrati illegali negando loro i servizi sociali, anche quelli fondamentali come l'assistenza sanitaria.(6)
L'applicazione di questa normativa non ha colpito però solo gli stranieri illegali, ma anche i richiedenti asilo, gli immigrati in attesa di ricongiungimento familiare e, paradossalmente, anche gli immigrati in possesso di permesso di soggiorno che lavorano legalmente (e che quindi sono obbligati a pagare i contributi per quei servizi sociali che ora vengono loro negati).

Germania - La violenza di stato
La Germania da sempre si contraddistingue per i maltrattamenti perpetrati da parte della polizia, che gode di una notevole impunità e autonomia. Gli episodi documentati sono numerosi(7) e nei rarissimi casi in cui si giunge a un processo, i tempi lunghissimi e i vari cavilli legali insabbiano il caso, mentre gli immigrati che hanno denunciato le violenze possono comunque essere deportati, testimoni compresi(8).
Per sfuggire alle violenze delle forze dell'ordine, gli immigrati spesso si rifugiano nelle chiese, ma ormai la polizia non ha più scrupoli, basti pensare a quando sono entrati con la violenza in una chiesa per arrestare il curdo A.M.Duzenli, espulso il giorno dopo in Turchia assieme alla sua famiglia (compresa la moglie incinta)(9).
Sotto l'aspetto legislativo, oltre ai tempi lunghissimi e alle difficoltà per ottenere asilo politico, le interpretazioni della legge sull'immigrazione portano a risultati paradossali, come la situazione di algerini e afgani, ai quali non viene riconosciuto asilo perché la Germania non riconosce come valida ai fini della richiesta di asilo la persecuzione da parte di enti non governativi(10). Non solo, nel caso degli algerini, nonostante siano documentate le torture perpetrate dalla polizia algerina nei confronti di chi cerca di emigrare illegalmente, la documentazione relativa alla loro richiesta di asilo viene direttamente consegnata dalla polizia tedesca alla polizia algerina(11).
Inoltre la permanenza in Germania è strettamente legata alla propria situazione penale e basta un piccolo reato per essere espulsi, anche se minorenni e se non si è mai vissuto nel proprio paese (un ragazzo turco di 14 anni è stato deportato senza i suoi genitori in Turchia(12)).

Regno Unito - I giudici non possono giudicare
Più di 70.000 persone sono in attesa da anni della pronuncia sulla loro richiesta di asilo; di questi 800 risultano rinchiusi in prigione, sebbene non abbiano commesso nessun crimine(13).
La detenzione di un immigrato richiedente asilo può essere disposta da un ufficiale in base al semplice sospetto che l'immigrato possa venir meno ai suoi obblighi durante il periodo di attesa.
I centri di detenzione sono tristemente noti per le situazioni di violenza e discriminazione; nove africani accusati di rivolta hanno finalmente ottenuto l'assoluzione in quando si sono dimostrate infondate le accuse della polizia nei loro confronti; nessuno dei media ne ha parlato(14).
Il Regno Unito è uno dei paesi (come anche l'Australia) dove non vi è effettiva supervisione della magistratura nei casi di detenzione di richiedenti asilo(15).

Austria - L'asilo politico è un'opinione
Proprio l'Austria ha presentato, dietro le porte chiuse del Comitato K4, che si occupa dell'immigrazione nell'Unione Europea, un documento riservato nel quale si propone di abolire la convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato e di considerare l'asilo non come un diritto soggettivo individuale ma come un'offerta del paese ospitante(16). Questo atteggiamento da parte del governo austriaco è confermato anche dalle dichiarazioni del ministro dell'interno(17).
Si tratta di un attacco gravissimo alla convenzione che rappresenta il fondamentale strumento internazionale per la protezione dei rifugiati. Nel documento in questione si propone anche di vincolare gli aiuti della cooperazione internazionale alla capacità da parte degli stati extraeuropei di mantenere gli impegni presi per garantire i flussi migratori.
Il documento è in via di revisione, ma la sua redazione avviene a porte chiuse.
In Austria il 3 per cento dei richiedenti ottiene asilo, su un totale di quasi 14.000 domande(18).

Grecia - L'espulsione violenta
La Grecia è tristemente nota per le violenze e per il trattamento disumano riservato agli immigrati(19).
Non esistono centri di accoglienza, mentre nei numerosi centri di detenzione vengono detenuti anche per mesi gli immigrati irregolari, in condizioni indecenti sotto tutti gli aspetti, igienico-sanitario e legale. Raramente esistono traduzioni dei documenti legali, mentre le espulsioni vengono eseguite in maniera sommaria.
Par ecc.hi immigrati sono stati uccisi nel 1998 dalla polizia o da civili, spesso con la giustificazione dell'autodifesa, sebbene gli immigrati fossero disarmati.
Da luglio 1999(20) è cominciata un'intensa operazione di "pulizia", con l'obiettivo di giungere all'espulsione di tutti i clandestini (oltre 500.000) entro dicembre. Di conseguenza vengono arrestati immigrati irregolari ma anche regolari con incriminazioni pretestuose; spesso i permessi di soggiorno vengono stracciati dalla polizia, nell'ipotesi che siano falsi, senza addurre altre motivazioni. Gli immigrati vengono poi rinchiusi nelle prigioni a tempo indeterminato, in quanto la legge non pone limiti di tempo alla detenzione.
Il Ministero dell'Ordine Pubblico ha potere assoluto sugli immigrati detenuti, cioè può trattenere in carcere ed espellere anche chi è stato assolto dalla Magistratura per le accuse che avevano portato al suo arresto.

Stati Uniti - Il presunto modello
Facciamo un salto oltre oceano a vedere com'è la situazione là dove si applicano da tempo gli stessi provvedimenti restrittivi nei confronti degli stranieri che sono stati introdotti da qualche anno in Europa.
Gli immigrati reclusi come conseguenza della legge sull'immigrazione sono più di 16.000 e i centri di detenzione non sono più in grado di sostenere la situazione. Sono stati aperti alcuni centri di detenzione privati, ma attualmente il 60% degli immigrati viene recluso nelle normali prigioni.
Le prigioni però non riconoscono le normative sui diritti degli immigrati, per cui agli stranieri non vengono garantiti i diritti alla comunicazione, assistenza legale e sanitaria che spetterebbero loro.
Come conseguenza solo il 10% degli immigrati detenuti è riuscito ad ottenere assistenza dal proprio consolato.
Le donne rappresentano solo il 7% e poiché mancano strutture per ospitarle vengono spesso detenute in situazioni miste.
Anche per i bambini, che non dovrebbero essere detenuti oltre 72 ore, non mancano casi in cui sono state superate, in aperta violazione delle normative internazionali sui diritti del bambino.
Il rapporto dello Human Rights Watch(21) a riguardo è impressionante, gli episodi di violenza e discriminazione razziale, religiosa e sessuale compiuti dalla polizia sono numerosi.
L'inadeguatezza della legislazione americana mostra i suoi effetti appena arrivati all'aeroporto, dove la deportazione immediata (summary exclusion) spesso viene decisa da funzionari inesperti e dove gli immigrati non possono usufruire di assistenza legale.
Il trattamento dei richiedenti asilo in U.S.A. è altrettanto scandaloso. Non appena giunti, vengono imprigionati fin quando non dimostrano una "paura credibile" di ritornare nel loro paese.
Non sono chiari i criteri che stabiliscono la "credibilità" della paura...
Anche se hanno parenti negli U.S.A. che potrebbero ospitarli e aiutarli, non vengono rilasciati ma detenuti nei centri di detenzione, in attesa del pronunciamento sulla loro richiesta di asilo, che può richiedere svariati anni. Annualmente circa 6000 richiedenti sono detenuti ogni anno.
Una situazione paradossale che si verifica da tempo negli Stati Uniti riguarda attualmente quasi 3500 persone, detenute in quanto immigrati illegali ma che non possono essere mandate ai loro paesi di origine con i quali gli Stati Uniti non hanno relazioni diplomatiche. Questi immigrati si trovano quindi condannati alla detenzione infinita, (in pratica l'ergastolo) semplicemente perché ricadono in uno vuoto legislativo. Non è infatti previsto dalla normativa americana un termine temporale per il rilascio degli immigrati detenuti.
Anche per gli immigrati regolari la situazione non è semplice; in base alla normativa vigente, basta un reato anche irrilevante, come l'offesa o il gioco d'azzardo, per incorrere nell'espulsione. La legge che ha introdotto questi criteri è anche retroattiva, per cui molti immigrati regolari si ritrovano con il decreto di espulsione pendente e magari non ne sono ancora a conoscenza.
L'esempio statunitense evidenzia un altro aspetto della detenzione degli stranieri irregolari, ovvero il suo alto costo economico, nel contesto della politica sull'immigrazione, decisamente sproporzionato e inadeguato. Pur affermando decisamente che non sono certo le variabili economiche che possono determinare l'atteggiamento dello Stato verso le persone e i loro diritti, vogliamo far notare come anche sotto questo punto di vista i centri di detenzione siano un fallimento.
Nonostante gli sforzi per espellere gli immigrati irregolari e ridurre al minimo il loro tempo di permanenza nei centri, l'applicazione esasperata delle leggi discriminatorie ha portato a un continuo aumento dei detenuti e dei giorni di permanenza all'interno dei centri.
Problematiche burocratiche e diplomatiche si sommano al mancato rispetto del diritto di difesa degli stranieri, come risultato gli stranieri si ritrovano detenuti per tempi lunghissimi se non infiniti. In alcuni stati europei è stato introdotto un limite temporale alla detenzione e in questo caso assistiamo al paradossale balletto di immigrati che entrano ed escono più volte dal centro, rilasciati per scadenza dei termini e subito dopo ricatturati.
Il costo della detenzione di uno straniero negli Stati Uniti arriva anche a 144$ al giorno; la stima dell'INS (Immigration and Naturalization Service), approssimativa perché neanche loro sanno
il numero preciso di stranieri detenuti, è che nel 2001 gli U.S.A. spenderanno 500 milioni di dollari l'anno per la detenzione degli stranieri irregolari.
Cifre enormi, per altro di un paese che vanta il triste primato della maggior percentuale di detenuti rispetto alla popolazione. Occorre inoltre precisare che qui stiamo parlando solo dei costi di detenzione, ai quali dobbiamo aggiungere i costi relativi alla deportazione, spesso in aereo
e con scorta, degli stranieri espulsi(22).
Si pensi a quanto potrebbero essere utili questi fondi reinvestiti in iniziative per l'accoglienza e l'integrazione degli immigrati...



dossier Corelli