La situazione in Italia
Non esiste in Italia
una legge che disciplini in qualche modo le richieste di asilo politico, per
cui l'Italia si adegua alle normative internazionali e all'articolo 10 della
Costituzione, che comunque non stabiliscono praticamente i criteri di presentazione
e di accettazione delle domande.
Il risultato è un ritardo enorme nella valutazione delle domande, per
esempio nel 1998 ci sono state 13.000 richieste di asilo, delle quali solo 2927
sono state esaminate portando all'accettazione di 855 (29%).
La legge che disciplina le problematiche relative all'immigrazione e che istituisce
i centri di detenzione temporanea è la legge 40 del 19 marzo 1998, approvata
dal parlamento con i voti favorevoli di PDS, Rifondazione Comunista, Verdi,
Partito Popolare.
Il 29 gennaio 1999 è stato invece varato dal Consiglio dei Ministri il
regolamento attuativo, che precisa ulteriormente i criteri di applicazione della
legge sull'immigrazione. Il regolamento è ancora al vaglio delle Commissioni
Affari Costituzionali di Camera e Senato, ma in realtà viene già
considerato operativo.
Parallelamente all'introduzione di leggi più rigide in Italia e in vari
stati europei, sono stati ratificati degli accordi con i paesi di origine degli
immigrati. Proprio gli accordi tra l'Italia e altri paesi hanno allarmato per
l'esplicita violazione dei diritti umani.
Occorre innanzitutto ricordare che in molti paesi di origine degli immigrati
vigono delle pene severe per chi emigra illegalmente, ed è inoltre documentato
come nelle loro prigioni avvengano spesso episodi di tortura e violenza da parte
della polizia(23).
Nonostante questo il 6 Agosto 1998 l'Italia e la Tunisia hanno firmato un accordo
per il rimpatrio degli immigrati illegali, secondo il quale la Tunisia fornisce
l'assistenza necessaria per l'identificazione degli immigrati (che non possono
essere espulsi senza essere identificati) in cambio di aiuti economici pari
a circa 300 miliardi di lire. Si tratta di una palese violazione dei diritti
di quei tunisini che vogliono emigrare (in Tunisia chi emigra illegalmente viene
condannato a 3 anni di prigione). Accordi simili sono stati ratificati dall'Italia
con il Marocco e con l'Albania.
I centri di detenzione in Italia sono stati istituiti dalla legge 40/98, in
altri paesi europei esistono già da tempo.
Attualmente sono operativi il centro di Milano (via Corelli), di Torino (corso
Brunelleschi), di Roma (Ponte Galeria); il centro di Trieste è stato
chiuso perché dislocato all'interno dell'area doganale del porto. Altri
centri sono presenti a Lampedusa, Trapani, Agrigento, Pian del Lago (CL), Fontanarossa
(CT), Pozzallo (RC), Termini Imerese (PA), Lamezia Terme, Crotone, Otranto,
L ecc.e.
Secondo la normativa vigente, uno straniero irregolare riceve un decreto di
espulsione, convalidato da un giudice entro due giorni e contro il quale ha
cinque giorni di tempo per fare ricorso. Nel frattempo, se non è possibile
eseguire immediatamente l'espulsione o se sono necessari accertamenti supplementari
sulla sua identità o nazionalità, lo straniero viene "trattenuto"
nel centro di detenzione più vicino. Se entro trenta giorni non vengono
risolti i problemi che impediscono di eseguire l'espulsione, lo straniero viene
liberato.
Nella ricerca di informazioni sulla situazione nei centri di detenzione europei,
abbiamo notato una notevole assenza di dati e notizie aggiornate e precise su
quanto succede all'interno dei centri.
E' evidente che questa assenza di informazioni è dovuta alla struttura
stessa dei centri, che impedisce le comunicazioni tra chi vi è detenuto
e chi si trova al di fuori. Altri fattori di cui abbiamo già parlato,
come il clima di tensione, la militarizzazione, la presenza ossessiva di controlli,
il comportamento spesso ostruzionista delle forze di polizia, sicuramente contribuiscono
a mantenere un alone di disinformazione su tutto quello che riguarda i centri
di detenzione.
Giornali e televisioni in genere evitano accuratamente il tema, se non per accostarlo
a notizie riguardanti il supposto binomio clandestinità-criminalità.
Le associazioni di volontariato che vogliono entrare nei centri per svolgere
opera di assistenza e verifica, incontrano spesso ostacoli burocratici insormontabili
per ottenere il permesso di accedere ai centri.
Occorre rilevare l'aspetto più importante, ovvero che gli immigrati,
unici reali testimoni credibili di quello che succede dentro ai centri di detenzione,
vengono frettolosamente rimpatriati e si perde quindi ogni contatto con loro;
quei pochi che ne escono fuori, non si espongono per paura di ritorsioni o perché
ancora in situazione di irregolarità.
Milano - via Corelli
Per appurare quanto succede, aiutare gli immigrati ma soprattutto per raccogliere
le informazioni necessarie a denunciare l'istituzione dei centri di detenzione,
il Centro delle Culture di Milano ha per parecchio tempo richiesto di poter
entrare nel centro di via Corelli a Milano, in base al regolamento di attuazione
della legge 40/98 che prevede l'ingresso di associazioni di volontariato all'interno
dei centri di detenzione(24).
Il centro di detenzione di via Corelli è stato aperto l'11 gennaio 1999,
dopo un'intensa campagna stampa tesa a rappresentare l'immigrazione clandestina
come la principale causa della criminalità milanese.
Dal 19 aprile 1999 il Centro delle Culture entra ogni lunedì dalle 14.30
alle 16.30 al centro di via Corelli, con una delegazione di sei persone che
comprende un esperto legale e traduttori in varie lingue.
Nel corso di queste visite abbiamo appurato i seguenti problemi:
Per quanto riguarda gli aspetti legali,
gran parte dei casi da noi esaminati evidenzia come l'istituzione di questi
centri di detenzione violi sia la Costituzione Italiana che le varie convenzioni
internazionali a cui l'Italia aderisce.
Abbiamo ritenuto opportuno presentare queste violazioni per tipologia, allegando
una breve spiegazione e l'elenco dei casi che abbiamo rilevato.
Per ragioni di sicurezza degli immigrati e delle loro famiglie, non forniamo
i loro nomi o altri dati che potrebbero contribuire ad una loro identificazione;
non dimentichiamo infatti che l'emigrazione illegale è punita come un
reato in molti dei paesi di origine degli immigrati stessi e in quegli stessi
paesi è da tempo noto che non vengono rispettati i diritti umani, soprattutto
nelle carceri.
Infine, segnaliamo la decisione arbitraria della Questura di Milano che nei
primi giorni del mese di ottobre 99 ha deciso di anticipare il limite ultimo
per la consegna dei documenti necessari alla richiesta del permesso di soggiorno
dal 20 ottobre al 5 ottobre, senza avvisare i mezzi di comunicazione. In seguito
alle proteste di alcuni avvocati che si trovavano impossibilitati a consegnare
i documenti dei loro assistiti, la Questura ha fatto marcia indietro.
Chi volesse prendere visione della documentazione in nostro possesso può
farlo previo contatto telefonico al Centro delle Culture di Milano (via Vela
8 tel. 02 2049271) email dialogo@dialogo.org.