Visita al Corelli
Milano. 3 maggio 1999
Terza visita a Corelli
In un certo modo siamo diventati un po'di casa Corelli, la rigidità
e i controlli dei primi giorni sono spariti. Siamo stati ricevuti come vecchi
amici che vengono a fare qualcosa d'importante. La gente ci aspetta ammassati
dietro le sbarre, ci salutano chiamandoci per nome. Il sole batte forte sul
campo di Corelli, i tavolini e le sedie all'aria aperta sono già pronti.
Ci arriva la solita lista e apprendiamo con sorpresa che alcuni dei nostri amici,
come Bamba che aveva la tubercolosi ed Ettien che aveva un permesso di soggiorno
Francese sono stati liberati. Sarà un caso ? Non lo sappiamo ma siamo
contenti lo stesso. Chiamiamo per prima Regina con la quale avevamo preso degli
accordi lunedì scorso per scrivere un articolo per Alien e guarda caso,
mentre eravamo lì, le viene comunicato che può uscire, può
andare via da quel postaccio. Mi da' un abbraccio che non dimenticherò
mai e mentre mi stringe sento, che al di là di ogni risultato, ciò
che facciamo ha senso, semplicemente perché contribuisce e riconoscere
la vita e l'umanità di coloro che sono rinchiusi in quella gabbia, perché
diamo loro speranze e perché in qualche modo li facciamo pensare al futuro,
almeno quello di sapere che lunedì prossimo, qualcuno su cui veramente
possono contare sarà lì per ascoltare i loro racconti disperati.
I nomi li scegliamo a caso ma il destino e' della nostra parte. Io chiamo Julio
un ragazzo peruviano. E' preoccupato, si vede, cammina pianissimo come se avesse
perso la forza, quando si avvicina io capisco la sua espressione e li dico..."No
pasa nada hermano, esto es una payasada italiana" . Si siede e mi dice
che sono due giorni che e' li dentro senza sapere perché.
Giocava a calcio con gli amici, poi c'e' stata una risa e' arrivata la polizia
e cosi come era in tenuta sportiva, senza aver potuto prendere neanche i documenti
lo hanno portato a Corelli. Poi aggiunge. "Io ho fatto la sanatoria, ho
la ricevuta" me la dovrebbero portare adesso" Gli chiedo se cio' e'
vero e se ha detto questo alla polizia, dice di sì ma nessuno lo ha ascoltato.
Chiamo uno dei responsabili e chiedo di accompagnare al portone d'ingresso.
Lì c'e Bianca, la compagna di Julio e ha in mano la sua ricevuta. Un
senso di rabbia e gioia se mischia dentro di me e allora parlo con i responsabili.
Perché, perché non gli credete, perché non li ascoltate,
perché non utilizzate la tecnologia per accertarvi della loro situazione
legale prima di portarli a Corelli ? Loro rispondono che si tratta di problemi
burocratici difficili da risolvere. Julio adesso e' libero.
Poi ci chiedono di sospendere per qualche minuto le chiamate. Devono distribuire
saponette, shampoo e assorbenti. Li abbiamo visto con i nostri occhi entrare
nella gabbia con il grande carrello. Anche questo e' un vero caso!
Durante i colloqui abbiamo ascoltato racconti agghiaccianti sulle molestie sessuali
che alcune donne hanno subito dentro e fuori Corelli. Alcuni qui dentro hanno
molto potere ? Chiedo a uno dei responsabili del Centro, le sue risposte sono
evasive pur riconoscendo la responsabilità' che lui ha sul personale
di servizio. La nostra intenzione e' fargli capire che noi "sappiamo".
Lo stesso facciamo con il Capitano della Croce Rossa quando gli chiediamo dei
due casi di scabbia registrati nei giorni scorsi. Avete chiamato l'USL per fare
la disinfezione? Lui risponde che e' stata fatta internamente. Siamo quasi certi
che per lunedì prossimo avranno chiamato L'USL per fare una disinfezione
generale del Centro.
Prima di andarcene uno dei ragazzi di servizio ci dice ... "vi prego fate
qualcosa per far chiudere questo posto..."
In fine tutte queste casualità ci fanno rendere conto che al di là
del nostro potere formale, come associazione o come partito politico, noi esercitiamo
su quella struttura un potere reale, un potere umano che non ha niente a che
vedere ne' con la disciplina , ne' con la legge.
Ha a che vedere semplicemente con la parte più umana che vive dentro
ognuno di noi.