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comunicato stampa

10 settembre 1999

A Bologna non veniamo, però...

Abbiamo letto l'appello sul "Manifesto" (7 settembre 99) per l'incontro di Bologna dove "riannodare i fili" dell'associazionismo antirazzista: noi non verremo, anche se pensiamo di avere molto in comune con chi ci sarà, idee, aspirazioni, progetti, obiettivi, ma sentiamo di poter dare un contributo e fare una proposta.

Siamo completamente d'accordo con l'appello del "Manifesto", non si governa un fenomeno sociale globale come le migrazioni a colpi di muri, espulsioni, dicriminazioni, polizia. Questo lo sanno benissimo anche i nostri politici, italiani ed europei, compresi quelli che hanno elaborato e votato la famigerata legge 40 sull'immigrazione e che hanno gestito l'assurda sanatoria di quest'anno.
In questo contesto il Centro delle Culture lavora ormai da più di quattro anni nella società multiculturale, avendo tra i suoi obiettivi la denuncia di ogni forma di discriminazione, manifesta o larvata che sia, e la promozione del dialogo tra le diverse culture. E da circa sei mesi entra tutti i lunedì nel centro di detenzione temporanea ( più spesso definito lager) di via Corelli a Milano, dove tocca con mano tutta questa situazione, raccogliendo le testimonianze degli "ospiti", e denunciando poi tutto pubblicamente. Tutto il lavoro fatto con lo scopo di arrivare alla chiusura di questi luoghi di discriminazione verrà raccolto in una denuncia che metta in evidenza sia le violazioni dei diritti umani, che delle norme più elementari del diritto. Questo lavoro pensiamo sia necessario per ogni centro di detenzione, visto che ne esistono già altri nel meridione, a Roma, a Torino. Ci sono i mezzi legali per poter entrare e per poter denunciare questa inciviltà.
Noi proponiamo che azioni come questa servano come punti di unione e di rafforzamento tra i vari fili di cui è composto il movimento antirazzista, siano punti anche di una rete nazionale, ma che siano e abbiano la forza di azioni, concrete e puntuali, non di parole.
Chiediamo quindi appoggio per questa azione, per farla diventare patrimonio comune, sia appoggiandola direttamente nella denuncia, sia cercando di riprodurla nelle altre città, in modo che non ci sia una sola voce isolata, ma che sia specchio di una realtà multiforme più vasta. Per fare ciò non è necessario ritrovarsi, creare un ambito, ma è sufficiente essere "in rete" attraverso le moderne tecnologie disponibili.

 


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